Il petrolio pian piano al tramonto di ieri ha fatto la sua prima comparsa sulle coste del Delta del Mississippi in Louisiana. Ieri a New Orleans l’aria è diventata pesante e i pescatori del Delta hanno passato la notte a pescare tutti i gamberi, prima che morissero intrappolati dai tentacoli del petrolio. Questo ennesimo disastro ambientale che ha colpito l’america partendo dal nord fino ad arrivare al sud mi ha fatto pensare al sud appunto, al sud degli stati uniti, al sud dell’Italia, al sud del mondo. Penso a come i destini di città del sud siano spesso cosi simili. Penso alla sfortuna di New Orleans e di Napoli. Destini comuni, destini tragici. Ci sono da sempre sventure che colpiscono queste città e la loro gente. La gente aggrappata a quelle terre come edera antica, e come l’edera crescono lì in maniera selvaggia, crescono per caso, senza piani ed assicurazioni sulla vita. Mi vengono in mente canzoni tragiche come Strange Fruit. Sì gli “strani frutti” cantati da Nina Simone e da tanti altri artisti. I frutti che pendono dagli alberi senza più vita e senza più “colore”. Mi vengono in mente libri come Il Ventre di Napoli della Serao, dove pagina dopo pagina ti sembra di sentire il puzzo dei vicoli sporchi e bui di una Napoli ottocentesca, di una Napoli sempre cosi triste e sporca. Ti sembra di sentire ancora le voci disperate dei nostri “padri”. Dei padri, e dei padri dei nostri padri, e di noi figli che non capiamo, di noi figli che chiediamo il perché. Forse è proprio il sangue dei neri in Louisiana e le grida delle madri dei morti ammazzati di Napoli che maledice queste terre sfortunate. Se c’è un Dio dovrebbe azzerare i ricordi e iniziare tutto daccapo. Se c’è un dio, come dice De Andrè nella sua Smisurata Preghiera:
ricorda Signore […]
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
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